L’OMEOPATA (a sua insaputa) ADOPERA IL MIGLIORE FARMACO ALLOPATICO

Una ipotesi rivoluzionaria dell’ Ing. Giulio Zampa       

 

La molecola dell’acqua, per quanto riguarda le proprietà elettriche, nonostante la sua semplice struttura (H2O), può paragonarsi a una coppia di cariche positive e negative poste a una certa distanza tra loro.

La chimica insegna che sciogliendo una sostanza nell’acqua, le molecole di questa sostanza, detta soluto, sono avvolte completamente da molecole di acqua.

Questo fenomeno è detto “solvatazione”.

Si forma quindi uno stampo, fatto di acqua, che possiamo considerare un perfetto “contenitore” della molecola di soluto.

Questo “contenitore” sarà composto, in ogni punto della sua struttura, da molecole d’acqua orientate con una polarità magnetica esattamente complementare a quella della sostanza (il soluto) con la quale sono venute a contatto. Più precisamente:

  • A ogni punto NORD del soluto, corrisponderà un punto SUD del solvente (che ha assunto la struttura di un“contenitore”).

  • A ogni punto SUD del soluto, corrisponderà un punto NORD del solvente (che ha assunto la struttura di un “contenitore”).

Questa ipotesi di disposizione magnetica è giustificata ed evidenziata dalla indispensabilità della “succussione” del liquido, nella preparazione del rimedio omeopatico.

Si evince, infatti, che la serie di colpi successivi, circa un centinaio, praticata nella preparazione dei rimedi omeopatici (“succussione”) serve a staccare dal soluto il “contenitore”, appena formato dalle molecole di acqua magnetizzate, per permettere ad altre di venirne a contatto e formare altri “contenitori”.

Allo stesso modo, se volessimo magnetizzare con una calamita tanti chiodini in un cassetto, dovremmo agitare il cassetto per allontanare i primi chiodini magnetizzati ancora a contatto con la calamita e permettere a tutti gli altri, successivamente, di venire a contatto, a loro volta, con il magnete.

Come conseguenza, nelle successive diluizioni omeopatiche, avremo un numero di “contenitori” sempre maggiore ed una diminuzione del soluto (tintura madre).

Quindi, non importa che le successive diluizioni contengano sempre meno molecole di soluto in quanto non sono queste che guariscono il malato, è l’azione del prodotto omeopatico che, sotto forma di “contenitore” (molecole di acqua magnetizzata), una volta introdotto nell’organismo, attrae in modo naturale il soluto a lui complementare per forma e polarità magnetica e lo “inscatola” neutralizzandolo magneticamente, rendendolo innocuo.

È lo stesso processo di “solvatazione” che questa volta però avviene nell’acqua dell’organismo umano.

Possiamo quindi convenire che la guarigione dell’organismo è conseguenza della scomparsa delle molecole della sostanza patogena (soluto = tintura madre), proprio quella sostanza nociva che aveva determinato la malattia.

L’azione dei “contenitori” che, avvolgono le molecole di soluto, le “catturano” e quindi le neutralizzano, segue la legge naturale delle polarità opposte,

Sicuramente il meccanismo strettamente elettrobiologico sarà molto più complesso di quello descritto ma il principio descritto è abbastanza verosimile, anche perché risponde a molti quesiti ai quali, fino ad ora, nessuno ha dato una esauriente spiegazione scientifica.

Un altro fenomeno che ci convince della natura meramente magnetica dei rimedi omeopatici e la scomparsa dell’efficacia del preparato omeopatico quando viene portato alla temperatura di 120° per almeno trenta minuti. Studio confermato da Cazin nel 1991 e da altri validissimi ricercatori.

Questa scomparsa avviene perché viene raggiunto il punto di Curie, ossia viene distrutta la struttura ordinata dei domini magnetici.

Tutto quanto conferma l’ipotesi che l’informazione, trattenuta dall’acqua, è direttamente collegata alla struttura fisica delle sue molecole e alla loro configurazione magnetica.

Se questa ipotesi viene avvalorata e confermata da altre ricerche, potremo affermare senza dubbio che gli omeopati praticano la migliore allopatia possibile perché il rimedio che essi adoperano è l’opposto esatto (l’antidoto) della sostanza o dell’agente patogeno che determina la malattia nel paziente. Non più similia similibus curentur, ma:

Contraria contrariis curentur.

Scritto da Giulio Zampa,un breve profilo dell’ autore cliccando qui\’
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5 Comments

  1. michele
    Dic 25, 2011

    Complimenti all’ Ingegner Zampa per l’ arguta riflessione. Solo con ampie vedute si puo’ intravedere un altro orizzonte. Spero che altri possano ricevere in breve questa geniale informazione. Michele

  2. Michele Nardella
    Dic 26, 2011

    Teoria molto interessante, che in un certo senso conferma quanto detto da Fritjof Capra al IX Congresso di Omeopatia di Verona nel 2010, a proposito della necessità da parte degli studiosi di omeopatia di spostare il dialogo con la medicina scientifica ufficiale dala biomedicina alla fisica.
    Ne ho parlato nell’ articolo “Ancora sull’ Omeopatia”, che ora si può trovare sul nuovo blog http://www.ilmioblogolistico.it.
    Ora io dico, forse sono un pò ingenuo, ma perchè questa notizia non si fa in modo di farla pervenire ai vari Silvio Garattini, Piero Angele ecc.?

  3. domenico
    Dic 26, 2011

    A Piero Angela l’ informazione è gia arrivata

  4. theinfoteca
    Dic 26, 2011

    E’ un articolo molto interessante.

  5. domenico
    Dic 27, 2011

    Simon mi ha scritto questa email che riporto fedelmente: Dear Domenico,

    Thank you very much for sending me that very interesting link.

    Best Wishes,
    Simon Broadley

    ABC Homeopathy
    http://www.abchomeopathy.com/

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